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Az. Agricola Gravner: “ritorno agli elementi essenziali”

La vite, la luna, l'uomo

I vini Gravner e i bicchiere appositamente creati per berli
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L’azienda Gravner

Oggi ho trascorso il pomeriggio a Oslavia per intervistare Mateja Gravner e capire la filosofia dell’azienda vinicola di famiglia. Da qualche anno continua, insieme a sua sorella Jana, il percorso del padre Josko che ha lavorato questa terra da quando aveva 15 anni.

Erika Grossi con Mateja Gravner
Con Mateja Gravner

Gravner usa quello che definisce un approccio “naturale” alla vinificazione con un intervento umano pressoché minimo.

Le anfore

Nel 2001, ha deciso di seguire le antiche tecniche di produzione del vino utilizzate nel Caucaso, iniziando a fermentare i suoi vini in enormi anfore sepolte nel terreno, con una conversione completa per tutti i vini a partire dal 2004.

Le anfore utilizzate da Gravner
Le anfore utilizzate da Gravner

“Provengono tutte dalla regione del Kakheti, in Georgia – mi spiega Mateja – e il loro nome è Kvevri che significa anfore che devono essere interrate. Il suolo agisce da protezione ma aiuta anche il vino a crescere in modo non invasivo”. 

La cantina è costruita in un modo particolare, con muri a secco e infatti, in alcuni punti, ci sono perdite d’acqua. “In questo modo il terreno che abbiamo qui  è sempre connesso con l’esterno, non c’è isolamento – continua Mateja – e quindi, le uve raccolte trovano lo stesso ambiente naturale e le caratteristiche dei nostri vigneti”.

La cantina con le anfore interrate
La cantina con le anfore interrate

Mi spiega inoltre che le anfore vengono acquistate in Georgia perché le tecniche di realizzazione sono diverse rispetto a quelle europee. I forni vengono lettalmente costruiti su misura e le dimensioni delle anfore possono raggiungere davvero numeri importanti. Gravner possiede un’anfora piccola da 500 litri, ma tutte le altre sono più o meno da 1200 o 1300 litri.

Le chiedo come mai la scelta di utilizzare questa tecnica così particolare e mi risponde che il tutto ha avuto inizio nel 1987, dopo un viaggio del padre in California. Al suo ritorno gli venne chiesto: “Cosa hai imparato?” e lui, molto candidamente, rispose: “Tutto ciò che non si dovrebbe fare”.

Josko Gravner
Josko Gravner

Il numero 7

Josko Gravner crede che ci siano alcuni numeri che sono anche compagni di vita e per lui è molto importante il 7. Per questo motivo, ha scelto di affinare i suoi vini per 7 anni: normalmente un anno in anfora e sei anni in botti grandi prima di essere imbottigliato. Infine, fanno sette mesi in bottiglia prima di essere immessi sul mercato. In questo modo, pensa che i suoi vini siano abbastanza grandi per affrontare il mercato da soli.

Volete saperne di più sui famosi vini di Josko Gravner? Scrivete una mail a Mateja per non perdere l’occasione di vedere da vicino questa meravigliosa zona vinicola a cavallo tra Italia e Slovenia, terra di confine tra il Collio goriziano e il Collio sloveno.

La video intervista al produttore

 

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